Guida · Idraulica

Come sfiatare i termosifoni, passo per passo

Dieci minuti, una chiavetta e uno straccio: è la manutenzione con il miglior ritorno che esista. Un radiatore pieno d’aria scalda meno e costa di più.

  • 8 minuti di lettura
  • Aggiornato il 12 settembre 2026
Silvano, tecnico di pronto intervento a Torino
SilvanoIl tuo tecnico di fiducia a Torino
Indice dei contenuti
  1. Perché si forma l’aria
  2. Quello che ti serve
  3. La procedura, passo per passo
  4. Se dopo lo sfiato il radiatore è ancora freddo
  5. Gli errori da non fare
  6. Quando chiamare l’idraulico
  7. Ogni quanto va fatto
  8. Il condominio con riscaldamento centralizzato
  9. Quanto si risparmia davvero
  10. Domande frequenti

Spegni il riscaldamento e attendi che i radiatori si raffreddino, apri la valvolina di sfiato in alto con la chiavetta (o un cacciavite piatto) tenendo sotto un contenitore, lascia uscire l’aria finché non esce acqua, richiudi. Sfiata dal radiatore più vicino alla caldaia verso quello più lontano e, alla fine, ripristina la pressione.

Se un termosifone è caldo in basso e freddo in alto, non è rotto e non serve un tecnico: dentro c’è aria, che si è accumulata nella parte superiore impedendo all’acqua calda di riempire tutto il corpo.

È il problema più comune dell’impianto di riscaldamento e anche il più semplice da risolvere. Ma ci sono un paio di dettagli che fanno la differenza tra un’operazione riuscita e un pomeriggio passato ad asciugare il pavimento.

Perché si forma l’aria

L’acqua che circola nell’impianto contiene gas disciolti, che si liberano quando la temperatura sale. Essendo più leggeri dell’acqua, salgono e si accumulano nei punti alti: la parte superiore dei radiatori, i tratti di tubazione più elevati.

Ci sono poi cause che aumentano la formazione di aria:

  • ricariche frequenti della caldaia, che introducono acqua nuova ricca di ossigeno disciolto (se devi ricaricare spesso, il problema vero è un altro: c’è una perdita da individuare);
  • svuotamenti dell’impianto per lavori;
  • valvole di sfiato automatiche guaste;
  • vaso di espansione con precarica non corretta;
  • tubazioni plastiche non barrierate, che lasciano passare ossigeno per diffusione;
  • microperdite che, in fase di raffreddamento, aspirano aria invece di gocciolare.

Un impianto sano ha bisogno di uno sfiato a inizio stagione, forse due. Se devi sfiatare ogni mese, c’è qualcosa da verificare.

Quello che ti serve

  • La chiavetta da sfiato (una chiave quadrata piccola, in vendita in ferramenta). Su molti radiatori moderni basta un cacciavite piatto, o addirittura le dita.
  • Un contenitore basso: una bacinella, un bicchiere, un piattino.
  • Uno straccio o un panno assorbente.
  • Il manometro della caldaia a portata di vista.

Niente di più. Non servono attrezzi speciali e non serve toccare nulla nella caldaia oltre al rubinetto di riempimento.

La procedura, passo per passo

1. Spegni il riscaldamento e aspetta

È il passaggio che quasi tutti saltano, ed è il più importante.

A impianto acceso, la pompa di circolazione tiene l’aria in movimento mescolata all’acqua: aprendo lo sfiato ne esce solo una parte. A impianto spento e freddo, invece, l’aria si raccoglie nei punti alti e viene espulsa completamente.

Spegni il riscaldamento e attendi che i radiatori siano tiepidi o freddi: in genere basta un’ora, meglio due. In questo modo eviti anche il rischio di scottature.

2. Apri tutte le valvole termostatiche

Porta le manopole al massimo su tutti i radiatori: serve a permettere all’acqua di raggiungere ogni corpo scaldante durante l’operazione.

3. Individua la valvolina di sfiato

Si trova in alto, su un lato del radiatore, di solito quello opposto al tubo di mandata. È un piccolo tappo, spesso cromato, con un intaglio quadrato o a taglio al centro.

Alcuni radiatori hanno uno sfiato automatico: un piccolo cilindro che espelle l’aria da solo. Se c’è, non va aperto manualmente; se il radiatore resta freddo in alto nonostante lo sfiato automatico, quel dispositivo è probabilmente bloccato e va sostituito.

4. Segui l’ordine corretto

L’ordine conta, ed è semplice: dal radiatore più vicino alla caldaia verso il più lontano.

Nelle case su più piani si comincia dal piano più basso e si sale. Il motivo è pratico: l’aria espulsa a monte non viene spinta nei radiatori già sfiatati.

5. Sfiata

  1. Metti il contenitore sotto la valvolina e tieni lo straccio a portata di mano.
  2. Ruota la valvolina in senso antiorario, lentamente, di mezzo giro o poco più. Non serve svitare di più, e non svitarla mai completamente, rischi di estrarla del tutto.
  3. Sentirai un sibilo: è l’aria che esce. Lascia che esca tutta.
  4. Quando comincia a uscire acqua in modo continuo, senza sputacchiare, l’aria è finita.
  5. Richiudi in senso orario, senza forzare: una stretta decisa ma delicata è sufficiente.
  6. Asciuga e passa al radiatore successivo.

Se dalla valvolina non esce nulla (né aria né acqua) la pressione dell’impianto è troppo bassa: ripristinala prima di continuare.

6. Ripristina la pressione

È il passaggio finale, e dimenticarlo vanifica tutto il lavoro.

Ogni sfiato fa scendere la pressione dell’impianto. Controlla il manometro della caldaia: deve indicare 1-1,5 bar a impianto freddo (il valore esatto è nel libretto).

Se è più basso, apri il rubinetto di riempimento della caldaia lentamente, osservando il manometro, e richiudilo bene al raggiungimento del valore corretto. Un rubinetto di riempimento lasciato socchiuso è una causa frequente di sovrappressione.

7. Riaccendi e verifica

Riaccendi il riscaldamento e, dopo un’ora, controlla che tutti i radiatori scaldino in modo uniforme, dall’alto in basso. Se qualcuno è ancora parzialmente freddo, ripeti lo sfiato su quello.

Ricontrolla la pressione il giorno dopo: deve essere stabile.

Se dopo lo sfiato il radiatore è ancora freddo

Lo sfiato risolve un problema ben preciso. Se il radiatore resta freddo, la causa è un’altra, e riconoscerla ti fa risparmiare tempo.

Freddo solo in alto, dopo lo sfiato. È rimasta aria: ripeti l’operazione a impianto ben freddo.

Freddo in basso e caldo in alto. È il contrario del caso dell’aria: significa che sul fondo si sono depositati fanghi e ossidi. Serve un lavaggio dell’impianto.

Completamente freddo, con il tubo di mandata caldo. La valvola è chiusa o bloccata. Le valvole termostatiche, se restano ferme per mesi, possono incastrarsi: prova a smontare la testa termostatica e a premere delicatamente il perno metallico che sporge, per sbloccarlo.

Completamente freddo, con i tubi freddi. Il problema è a monte: circolazione, valvole di zona, bilanciamento dell’impianto.

Un intero piano freddo. Probabile squilibrio idraulico o valvola di zona chiusa: è il caso in cui conviene chiamare.

Tutti i radiatori tiepidi. Spesso è la temperatura di mandata della caldaia impostata troppo bassa, o la pompa che lavora al minimo.

Gli errori da non fare

Sfiatare a impianto acceso. Oltre a essere meno efficace, l’acqua esce a 60-70 gradi.

Svitare completamente la valvolina. Se esce dalla sede, l’acqua esce in pressione e rimetterla a posto con l’impianto pieno è complicato.

Dimenticare di ripristinare la pressione. L’impianto va in blocco per pressione insufficiente, e nelle caldaie moderne compare un codice di errore.

Forzare una valvolina bloccata. Se non gira, non insistere: molte sono in ottone sottile e si spezzano. Meglio farla sostituire.

Ricaricare oltre 2 bar "per sicurezza": si sollecitano tutti i componenti e la valvola di sicurezza può intervenire.

Sfiatare in ordine casuale, spingendo l’aria da un radiatore all’altro.

Quando chiamare l’idraulico

  • La valvolina è bloccata o gocciola anche da chiusa.
  • Devi sfiatare ogni poche settimane: c’è aria che rientra, e la causa va trovata.
  • La pressione scende continuamente: c’è una perdita da individuare (caldaia che perde pressione).
  • Un radiatore resta freddo in basso: servono lavaggio e disareazione professionale.
  • Rumori di gorgoglio o scrosci persistenti nelle tubazioni (tubi rumorosi).
  • Dallo sfiato esce acqua nera: l’impianto ha bisogno di un trattamento.

Un lavaggio chimico dell’impianto con disareatore, su impianti datati, restituisce spesso diversi gradi di resa e una bolletta più leggera (manutenzione dell’impianto).

Ogni quanto va fatto

A inizio stagione, sempre: è la regola principale.

A metà stagione, se si nota un calo di resa.

Dopo ogni ricarica o intervento che abbia comportato lo svuotamento del circuito.

Negli impianti a pavimento radiante non ci sono valvoline sui corpi scaldanti: la disareazione si fa dal collettore, ed è un’operazione più delicata che conviene affidare a un tecnico.

Il condominio con riscaldamento centralizzato

Nei condomini torinesi il riscaldamento centralizzato è ancora molto diffuso, e lo sfiato funziona in modo leggermente diverso.

Non devi toccare la caldaia: la pressione dell’impianto è gestita dalla centrale termica e dal terzo responsabile. Non esiste un rubinetto di riempimento a cui accedere dal tuo appartamento.

Lo sfiato dei tuoi radiatori si fa allo stesso modo, con la stessa chiavetta. L’unica accortezza è farlo nei momenti in cui l’impianto è fermo (di notte o nelle ore di spegnimento previste) perché durante il funzionamento la circolazione è continua.

Se tutti i radiatori dell’edificio agli ultimi piani sono freddi in alto, il problema non è del tuo appartamento: è l’impianto condominiale che ha bisogno di una disareazione generale, e va segnalato all’amministratore.

Con le valvole termostatiche e i ripartitori di calore: obbligatori nella maggior parte dei condomini con centralizzato (un radiatore pieno d’aria scalda meno ma continua a far consumare: il ripartitore misura la temperatura della superficie, e un radiatore mal funzionante altera la ripartizione dei costi).

Non manomettere mai i ripartitori, nemmeno per sfiatare: sono dispositivi di contabilizzazione e la loro rimozione può comportare contestazioni e addebiti forfettari.

Quanto si risparmia davvero

Un radiatore pieno d’aria per un terzo della sua altezza cede circa un terzo di calore in meno. Per compensare, il termostato chiede alla caldaia di lavorare più a lungo, e le altre stanze si surriscaldano mentre quella fredda non raggiunge mai la temperatura impostata.

Il risultato pratico è duplice: più consumo e meno comfort. In un appartamento con diversi radiatori parzialmente pieni d’aria, lo sfiato può restituire una differenza di resa percepibile già dal primo giorno, e un risparmio che, a seconda dell’impianto e delle abitudini, si misura in qualche punto percentuale sulla bolletta del gas.

A questo si aggiunge l’effetto sulla caldaia: un impianto correttamente disareato lavora con cicli più regolari, con meno accensioni e spegnimenti, e i componenti durano di più. L’aria nel circuito, inoltre, favorisce la corrosione interna e il rumore della pompa di circolazione. Dieci minuti a inizio stagione sono, per una volta, un investimento dal rendimento certo (idraulico per l’impianto).

Domande frequenti

Posso sfiatare i termosifoni da solo?

Sì, è una delle poche operazioni idrauliche davvero alla portata di tutti. Serve solo attenzione a farlo a impianto freddo e a ripristinare la pressione.

Quanta acqua esce durante lo sfiato?

Pochissima: qualche cucchiaio per radiatore. Se ne esce molta, la valvolina è stata aperta troppo.

Devo sfiatare anche i radiatori che scaldano bene?

Non è necessario, ma a inizio stagione conviene comunque una verifica rapida su tutti.

Perché dopo lo sfiato la caldaia va in blocco?

Perché la pressione è scesa sotto il minimo di funzionamento. Ripristinala a 1-1,5 bar e la caldaia riparte.

Lo sfiato automatico funziona davvero?

Sì, finché è pulito. Con il tempo i depositi lo bloccano: se il radiatore resta freddo in alto nonostante lo sfiato automatico, va sostituito.

Ho sfiatato ma il radiatore è freddo in basso: cosa faccio?

Non è aria ma fango depositato. Serve un lavaggio dell’impianto: è un intervento professionale, non risolvibile con lo sfiato.

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